18 Giu 2008 - 14:21:16
PRESIDIO 18 GIUGNO
Diamo voce agli operatori sociali e agli utenti dei servizi!
Gli operatori sociali sono oggi in piazza per porre l'accento sulla situazione disastrosa in cui versano i servizi, sia dal punto di vista di stabilità e qualità degli stessi, sia sotto il profilo della continuità retributiva e dei diritti negati ai lavoratori del settore.A questo quadro sconcertante, di cui le cooperative e i sindacati da un lato, e le committenze pubbliche dall'altro, sono parimenti responsabili, si aggiungono oggi le notizie sul blocco dei fondi comunali per far fronte a presunti buchi di bilancio, blocco che rischierebbe di determinare un impantanamento dei servizi alla persona sul territorio del Comune di Roma e l'improvvisa sospensione degli stipendi per migliaia di operatori.Il tutto avviene, come di consueto, senza interpellare i diretti interessati dalla vicenda, vale a dire gli operatori e gli utenti dei servizi.ROSP prende le distanze dalle politiche sicuritarie del Governo e boccia la militarizzazione delle metropoli come strada per ottenere sicurezza e pace sociale, ribadendo con decisione che l'unica sicurezza sociale possibile passa per il riconoscimento dei diritti e del reddito.L'instabilità dei servizi e la precarietà occupazionale degli operatori, parallelamente, non possono essere affrontate tramite dinamiche verticistiche che schiacciano gli interessi di migliaia di operatori e utenti, vittime sacrificali dei processi di assestamento del nuovo governo della città e del paese. ROSP si batte per fornire agli operatori maggiori garanzie di continuità retributiva, una migliore qualità della vita e i diritti che a tutt'oggi sono loro negati, nella convinzione, tra l'altro, che questa costituisca la condizione minima per offrire servizi di qualità.Chiediamo l'apertura di una vertenza cittadina che coinvolga operatori, utenti, parti sociali e tutti i soggetti che nella metropoli hanno direttamente o indirettamente a che fare con i servizi, con l'intento di determinare nuove forme di welfare dal basso, un welfare che tenga finalmente conto delle esigenze di quanti dipendono dai servizi, tenendo però al centro i bisogni di chi in questo settore presta quotidianamente il proprio operato.
Gli operatori sociali sono oggi in piazza per porre l'accento sulla situazione disastrosa in cui versano i servizi, sia dal punto di vista di stabilità e qualità degli stessi, sia sotto il profilo della continuità retributiva e dei diritti negati ai lavoratori del settore.A questo quadro sconcertante, di cui le cooperative e i sindacati da un lato, e le committenze pubbliche dall'altro, sono parimenti responsabili, si aggiungono oggi le notizie sul blocco dei fondi comunali per far fronte a presunti buchi di bilancio, blocco che rischierebbe di determinare un impantanamento dei servizi alla persona sul territorio del Comune di Roma e l'improvvisa sospensione degli stipendi per migliaia di operatori.Il tutto avviene, come di consueto, senza interpellare i diretti interessati dalla vicenda, vale a dire gli operatori e gli utenti dei servizi.ROSP prende le distanze dalle politiche sicuritarie del Governo e boccia la militarizzazione delle metropoli come strada per ottenere sicurezza e pace sociale, ribadendo con decisione che l'unica sicurezza sociale possibile passa per il riconoscimento dei diritti e del reddito.L'instabilità dei servizi e la precarietà occupazionale degli operatori, parallelamente, non possono essere affrontate tramite dinamiche verticistiche che schiacciano gli interessi di migliaia di operatori e utenti, vittime sacrificali dei processi di assestamento del nuovo governo della città e del paese. ROSP si batte per fornire agli operatori maggiori garanzie di continuità retributiva, una migliore qualità della vita e i diritti che a tutt'oggi sono loro negati, nella convinzione, tra l'altro, che questa costituisca la condizione minima per offrire servizi di qualità.Chiediamo l'apertura di una vertenza cittadina che coinvolga operatori, utenti, parti sociali e tutti i soggetti che nella metropoli hanno direttamente o indirettamente a che fare con i servizi, con l'intento di determinare nuove forme di welfare dal basso, un welfare che tenga finalmente conto delle esigenze di quanti dipendono dai servizi, tenendo però al centro i bisogni di chi in questo settore presta quotidianamente il proprio operato.
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